Resumo do episódio
Mentre la maggior parte delle cancellerie occidentali e l’Unione Europea mantengono congelati i rapporti con Pyongyang, la Svizzera negli scorsi giorni ha fatto una mossa controcorrente: Berna non solo torna in Corea del Nord (il precedente ufficio umanitario venne chiuso nel 2020 in periodo pandemico) ma inaugura un vero e proprio ufficio di rappresentanza politica permanente. Una visita, quella del consigliere federale Ignazio Cassis, che giunge in uno dei momenti più delicati della storia recente: con Pyongyang ormai legata da un patto militare a Mosca, truppe nordcoreane impegnate sul fronte europeo e una penisola coreana segnata da tensioni. Ma qual è il senso di questa missione? Si tratta del consueto, pragmatico esercizio dei “buoni uffici” elvetici per evitare escalation, o si rischia in un qualche modo di legittimare il regime nord coreano? E cosa concretamente può fare la Svizzera in tema di riavvicinamento delle due Coree? Ne parliamo a Modem con Bernardino Regazzoni, già ambasciatore in diversi…
Mentre la maggior parte delle cancellerie occidentali e l’Unione Europea mantengono congelati i rapporti con Pyongyang, la Svizzera negli scorsi giorni ha fatto una mossa controcorrente: Berna non solo torna in Corea del Nord (il precedente ufficio umanitario venne chiuso nel 2020 in periodo pandemico) ma inaugura un vero e proprio ufficio di rappresentanza politica permanente. Una visita, quella del consigliere federale Ignazio Cassis, che giunge in uno dei momenti più delicati della storia recente: con Pyongyang ormai legata da un patto militare a Mosca, truppe nordcoreane impegnate sul fronte europeo e una penisola coreana segnata da tensioni. Ma qual è il senso di questa missione? Si tratta del consueto, pragmatico esercizio dei “buoni uffici” elvetici per evitare escalation, o si rischia in un qualche modo di legittimare il regime nord coreano? E cosa concretamente può fare la Svizzera in tema di riavvicinamento delle due Coree? Ne parliamo a Modem con Bernardino Regazzoni, già ambasciatore in diversi…
Episódios
Berna s’installa a Pyongyang
OuvidoMentre la maggior parte delle cancellerie occidentali e l’Unione Europea mantengono congelati i rapporti con Pyongyang, la Svizzera negli scorsi giorni ha fatto una mossa controcorrente: Berna non solo torna in Corea del Nord (il precedente ufficio umanitario venne chiuso nel 2020 in periodo pandemico) ma inaugura un vero e proprio ufficio di rappresentanza politica permanente. Una visita, quella del consigliere federale Ignazio Cassis, che giunge in uno dei momenti più delicati della storia recente: con Pyongyang ormai legata da un patto militare a Mosca, truppe nordcoreane impegnate sul fronte europeo e una penisola coreana segnata da tensioni. Ma qual è il senso di questa missione? Si tratta del consueto, pragmatico esercizio dei “buoni uffici” elvetici per evitare escalation, o si rischia in un qualche modo di legittimare il regime nord coreano? E cosa concretamente può fare la Svizzera in tema di riavvicinamento delle due Coree? Ne parliamo a Modem con Bernardino Regazzoni, già ambasciatore in diversi…
Il prezzo (politico) dell’IA
OuvidoUna puntata dedicata alla tecnologia, leggasi: Big Tech, Intelligenza artificiale, Data Center. Tecnologia che è diventata un po’ il nuovo “cattivo” della storia. Proprio come accadde con Big Pharma, molti candidati alle elezioni di metà mandato oggi prendono le distanze dai colossi dell’IA o dai conglomerati tecnologici: nessuno vuole farsi accusare di portare un mega Data Center nel giardino di casa degli elettori o di essere sostenuto finanziariamente dalle Big Tech. Oggi, nel 2026, l’Intelligenza Artificiale – inoltre - non è più un concetto astratto nel cloud: ha un impatto fisico concreto e spesso pesante. Centri di calcolo enormi divorano terra, consumano fiumi d’acqua e fanno salire le bollette elettriche in vari Stati americani, scatenando la rabbia dei residenti. A questo si aggiunge l’ansia del pubblico nei confronti dell’intelligenza artificiale e l’avversione per i miliardari che la sviluppano. Eppure, dietro questa ostilità popolare c’è un paradosso enorme: il settore tecnologico non è mai…
Assalto alla diligenza digitale
OuvidoFalle nei sistemi informatici, dati rubati alla pubblica amministrazione, agenti IA che si coalizzano e prendono decisioni autonome e persino frigoriferi sabotati da remoto. Il mondo digitale non è un mondo sicuro, questo è chiaro. Come pure è chiaro che non si può fermare l’evoluzione tecnologica, tanto più che la stessa intelligenza artificiale può aiutarci a proteggerci dagli attacchi criminali. Difendersi dagli assalti alla diligenza digitale costa, ma costa meno prevenire che curare. Un discorso che sta portando avanti dal 2019 anche il Gruppo Ticino Cyber Sicuro. L’idea è di coordinarsi tra tutti gli attori coinvolti per promuovere delle linee di condotta comune. Sempre sapendo che spesso l’anello debole di fronte a un cyberattacco è l’essere umano, perché è distratto ed emotivo, mentre l’intelligenza artificiale corre veloce e ben focalizzata sul compito che le è stato assegnato. Discuteremo di cybersicurezza, anche partendo da alcuni recenti fatti di cronaca, con: Silvano Petrini, Direttore del…
Elezioni cruciali in Israele
OuvidoÈ un voto considerato cruciale per più ragioni, tra i più importanti della storia di Israele, e per comprendere perché basta guardare alla situazione in Medio Oriente e a un Israele al tempo stesso mai tanto forte e forse mai tanto esausto come adesso. Dopo una giornata elettorale che ha registrato un’importante affluenza alle urne, si inizia a tirare le somme. E i numeri per ora dicono il futuro del tanto discusso Benjamin Netanyahu resta aperto. A risultati ancora parziali, il partito del premier uscente e i suoi alleati risultano in testa, ma senza maggioranza. La coalizione guidata dal principale rivale, Gadi Eisenkot, non è riuscita a dare la spallata. La partita comunque non è chiusa. A determinare l’esito di queste elezioni potrebbero infatti essere i partiti arabi. Ne discutiamo con: Naima Chicherio, inviata Info Radio RSI in Israele Daniel Bettini, responsabile redazione esteri del quotidiano Yediot Ahronot a Tel Aviv Arturo Marzano, docente di Storia del Medioriente all’università di Pisa
Serbia, la fine di un’era
OuvidoDue anni fa il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, con 16 morti, aveva acceso la più grande ondata di proteste nella Serbia contemporanea. Domenica quella mobilitazione si è trasformata in una vittoria elettorale storica. Con un’affluenza record, la Lista degli studenti – stando ai dati attuali – ha ottenuto oltre il 52% dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento. Aleksandar Vučić, al potere da più di dieci anni, ha ammesso la sconfitta ancora prima delle proiezioni. Come è riuscito un movimento senza leader, nato nelle aule universitarie, a battere un sistema di potere che sembrava inattaccabile? Siamo davanti a una seconda transizione democratica, ventisei anni dopo la caduta di Milošević? Chi governerà ora la Serbia, e con quale idea di paese su Europa, Russia e Kosovo? Ne parliamo a Modem con: Marija Milanović, giornalista RSI Daniel Bochsler, politologo, professore al Centro per la democrazia di Aarau (Università di Zurigo) e Università di Belgrado Milovan Pisarri, storico e…